Sant'Annibale
Maria di Francia

«Rogāte ergo Domĭnum messis, ut mittat operarĭos in messem suam»

«Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe»

Mt 9,32-38

Infanzia e Vocazione

Annibale Maria Di Francia nacque a Messina il 5 luglio 1851 dalla nobildonna Anna Toscano e dal cavaliere Francesco, marchese di Santa Caterina dello Ionio, Vice Console Pontificio e Capitano Onorario della Marina. Terzo di quattro figli, divenne orfano a soli quindici mesi per la morte prematura del padre. Questa esperienza segnò profondamente la sua sensibilità, infondendo in lui una particolare tenerezza e un amore speciale verso gli orfani, che caratterizzò tutta la sua vita e il suo sistema educativo.

Fin da giovane, sviluppò un grande amore per l’Eucaristia, tanto da ricevere il permesso, eccezionale per quei tempi, di accostarsi quotidianamente alla Santa Comunione. Davanti al Santissimo Sacramento, ebbe quella che si può definire “intelligenza del Rogate”, ovvero la comprensione della necessità della preghiera per le vocazioni. Questa intuizione trovò conferma nel versetto evangelico: «La messe è molta ma gli operai sono pochi. Pregate [Rogate] dunque il Padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe» (Mt 9, 38; Lc 10, 2). Queste parole divennero il fondamento della sua esistenza e della sua missione apostolica.

Dotato di un ingegno vivace e di notevoli capacità letterarie, rispose generosamente alla chiamata del Signore, adattando i suoi talenti al ministero sacerdotale. Completati gli studi, fu ordinato sacerdote il 16 marzo 1878.

L’Apostolato nel Quartiere Avignone

Qualche mese prima della sua ordinazione, un incontro provvidenziale con un mendicante quasi cieco lo mise a contatto con la drammatica realtà sociale e morale del Quartiere Avignone, la zona più povera e degradata di Messina. Questo evento aprì il cammino di quello sconfinato amore verso i poveri e gli orfani, che divenne una caratteristica fondamentale della sua vita.

Con il consenso del suo Vescovo, si trasferì nel quartiere e si dedicò alla redenzione morale e spirituale di quegli infelici, che ai suoi occhi apparivano come “pecore senza pastore”. Fu un’esperienza segnata da incomprensioni, difficoltà e ostilità, che egli superò con grande fede, vedendo negli umili e negli emarginati il volto di Cristo. Definì questa missione “Spirito di doppia carità: l’evangelizzazione e il soccorso dei poveri”.

Nel 1882, diede inizio ai suoi Orfanotrofi Antoniani, posti sotto la protezione di Sant’Antonio di Padova. La sua preoccupazione non era solo quella di fornire pane e lavoro, ma soprattutto di garantire un’educazione completa, morale e religiosa, creando un vero clima familiare per favorire il processo formativo.

Fondazione delle Congregazioni Religiose

Con spirito missionario, Padre Annibale desiderava abbracciare gli orfani e i poveri di tutto il mondo. Ma come fare? La parola del Rogate gli apriva questa possibilità.

Scrisse: «Che cosa sono questi pochi orfani che si salvano e questi pochi poveri che si evangelizzano dinanzi a milioni che si perdono e sono abbandonati come gregge senza pastore? … Cercavo una via d’uscita e la trovavo ampia, immensa in quelle adorabili parole di nostro Signore Gesù Cristo: Rogate ergo … Allora mi pareva di aver trovato il segreto di tutte le opere buone e della salvezza di tutte le anime».

Per realizzare i suoi ideali apostolici, fondò due nuove famiglie religiose:

  • Le Figlie del Divino Zelo (19 marzo 1887).

  • I Rogazionisti del Cuore di Gesù (16 maggio 1897).

Volle che i membri dei due Istituti, approvati canonicamente il 6 agosto 1926, si impegnassero a vivere il Rogate con un quarto voto.

Il Carisma del Rogate

Padre Annibale intuì che il Rogate non era una semplice raccomandazione del Signore, ma un comando esplicito e un rimedio infallibile. Il suo carisma è considerato il principio animatore di una provvidenziale fondazione nella Chiesa. Fu tra i primi a riconoscere che anche i laici impegnati – genitori, insegnanti e persino buoni governanti – avevano una vocazione.

Nel 1909, scrisse a San Pio X: «Mi sono dedicato fin dalla mia prima giovinezza a quella santa Parola del Vangelo: Rogate ergo…». Per diffondere la preghiera per le vocazioni, promosse numerose iniziative, tra cui la Sacra Alleanza per il clero e la Pia Unione della Rogazione Evangelica. Fondò anche il periodico “Dio e il Prossimo”.

Nel 1964, Papa Paolo VI istituì la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, realizzando il sogno di Padre Annibale.

Miracoli e Canonizzazione

Padre Annibale fu riconosciuto come “vero padre degli orfani e dei poveri”. La sua vita fu segnata da numerosi episodi di carità e miracoli attribuiti alla sua intercessione.

Morì il 1º giugno 1927, nel Santuario della Madonna della Guardia,  confortato dalla presenza di Maria Santissima, che aveva tanto amato. La sua fama di santità era già diffusa, tanto che la gente diceva: «Andiamo a vedere il santo che dorme».

La sua fama di santità si diffuse rapidamente, e molte persone iniziarono a chiedere la sua intercessione. Il processo di beatificazione e canonizzazione ebbe inizio con la raccolta di testimonianze sulla sua vita e sulle grazie ricevute per sua intercessione.

Fu beatificato il 7 ottobre 1990 e canonizzato il 16 maggio 2004 da Papa Giovanni Paolo II, riconoscendo ufficialmente la sua santità e il valore della sua missione. Durante la cerimonia di beatificazione, il Pontefice sottolineò l’importanza del Rogate, la preghiera per le vocazioni, che Padre Annibale aveva promosso instancabilmente.

I funerali furono una vera e propria apoteosi, che i giornali dell’epoca puntualmente registrarono con articoli e con fotografie. Le Autorità furono sollecite nell’accordare il permesso di tumularlo nel Tempio della Rogazione Evangelica, che lui stesso aveva voluto e che è dedicato appunto al «divino comando»: «Pregate il Padrone della messe perché mandi operai nella sua messe».

Desideriamo donarvi il racconto di uno dei miracoli più commoventi del nostro Padre Fonsatore, testimone instancabile della carità verso i più piccoli, i poveri e gli ultimi. E’ il miracolo che la Chiesa ha riconosciuto ufficialmente per la sua canonizzazione e riguarda la straordinaria guarigione della piccola Charisse avvenuta nelle Filippine nel 1993. 

E’ una storia di sofferenza, di preghiera e di speranza che parla della fede di una famiglia provata dal dolore, ma anche della presenza viva di Sant’Annibale accanto ai bambini più fragili. Raccontarla significa riscoprire il cuore stesso del carisma del Padre Fondatore: la fiducia nella Provvidenza e l’amore verso chi soffre. 

Nel gennaio del 1993, a Iloilo City nelle Filippine, nacque una bambina chiamata Charisse Diaz. La gravidanza era giunta a termine e nulla lasciava presagire ciò che sarebbe accaduto pochi giorni dopo.

A soli sei giorni di vita, Charisse si ammalò improvvisamente. Comparvero febbre alta, convulsioni continue, vomito e segni evidenti di una gravissima infezione neurologica. Gli esami confermarono la diagnosi più temuta: meningite batterica da pseudomonas, una forma aggressiva e rarissima, resistente agli antibiotici disponibili.

Le condizioni della neonata peggioravano di ora in ora. I medici scoprirono, inoltre, un grave idrocefalo e un’atrofia della corteccia cerebrale. La pressione nel cervello aumentava continuamente e la situazione appariva ormai disperata.

I genitori di Charisse comprendevano la gravità del caso. Non temevano soltanto la morte della loro bambina: anche nell’ipotesi di una sopravvivenza, i medici prevedevano danni neurologici permanenti, con gravissime conseguenze fisiche e intellettive.

Fu proprio nel momento più oscuro che accadde qualcosa destinato a cambiare la loro storia.

Un parente rogazionista fece arrivare alla famiglia una reliquia di Sant’Annibale Maria Di Francia insieme a una preghiera di intercessione. La famiglia di Charisse ricorda quel momento come l’inizio di una speranza nuova. Avevano sentito dire che il Sant’Annibale amava profondamente i bambini e i più piccoli, e decisero di affidare a lui la vita della loro figlia.

Familiari e amici iniziarono una novena di preghiera. La reliquia venne posta sul piccolo corpo della bambina ricoverata in ospedale. In quei giorni, mentre i medici ormai non nutrivano più speranze, i genitori continuarono a pregare chiedendo semplicemente che si compisse la volontà di Dio.

Poi, lentamente, qualcosa cambiò.

Giorno dopo giorno, contro ogni previsione, Charisse iniziò a migliorare. Le infezioni si ridussero. Le convulsioni cessarono. La bambina reagì alle cure in modo inatteso. Dopo trentasei giorni di ricovero fu dimessa, completamente guarita.

Ma ciò che colpì maggiormente i medici fu quello che accadde negli anni successivi. Secondo tutte le previsioni, Charisse avrebbe dovuto riportare gravissime conseguenze neurologiche. Invece crebbe normalmente. Sentiva, parlava, camminava, giocava, studiava. Col tempo divenne una studentessa brillante fino a laurearsi in infermieristica.

Molte persone considerano normali cose semplici come poter ascoltare, parlare, camminare o andare a scuola. Per lei, invece, nulla di tutto questo è scontato. “Tutta la mia vita”, afferma Charisse, “è una prova che i miracoli accadono davvero”.

Per la famiglia Diaz, Sant’Annibale Maria Di Francia continua ad essere una presenza viva nella loro casa. Da oltre ventisette anni sentono la sua protezione e la sua intercessione nella vita quotidiana.

Dopo accurate indagini mediche e teologiche, la Chiesa cattolica riconobbe ufficialmente questa guarigione come miracolo ottenuto per intercessione del Beato Annibale Maria Di Francia. Fu il miracolo che aprì la strada alla sua canonizzazione come santo nel 2004.

Sfera Gialla

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