Il viaggio è stato lungo: da Messina a Roma, eravamo in dodici per partecipare al giubileo dei poveri.
Poveri siamo tutti, in questa società che ci sta togliendo ogni senso e significato nel nostro vivere quotidiano, perché a ciascuno di noi manca qualcosa e non esiste nessuno che sia totalmente autonomo: povertà materiale, spirituale, relazionale, affettiva, ecc… ogni giorno sperimentiamo nelle nostre vite una di queste povertà, ma non possiamo valutare quale sia meno pesante o sopportabile.
Quindi il nostro giubileo trova senso proprio qui, nella preghiera per le povertà odierne e per fare esperienza della vicinanza spirituale con tutte quelle persone “malate di povertà”.
Sant’Annibale, in vita, aveva speso tutte le sue energie per difendere i poveri, che finivano in carcere se provavano a chiedere elemosina nelle strade della città… ma nei poveri noi dovremmo vedere il Volto di Gesù! Quell’infelice, “colpevole” di essere povero, si vedeva trattato come un malfattore…. Qual è stata la sua colpa? Cosa ci ha rubato? Perché lo guardiamo come se fosse un pericolo per le nostre vite e non lo aiutiamo ad uscire dalla sfortuna nella quale è caduto?
Tanti uomini e donne vivono una precarietà forzata e la causa possiamo rintracciarla nell’egoismo o superbia di fronte a queste situazioni e rimaniamo distanti da tutto quello che pensiamo non ci possa colpire… ma non capiamo che anche noi facciamo parte di quella povertà (relazionale, affettiva, solitaria….) e chiediamo sempre qualcuno che ci aiuti a risollevarci per non soffrire più.
In questo anno giubilare, non lasciamoci guidare dalla cecità e dall’indifferenza, rinchiudendoci nel nostro mondo e nella nostra pigrizia; facciamoci forti nella preghiera per aprire i nostri occhi e allungare le nostre mani verso le persone in difficoltà, poveri o no, che hanno bisogno del nostro aiuto per uscire dalla loro condizione di povertà.