di Dominga Carrubba
«Ed egli allora li congedò. Ed interrogò i Magi, dicendo loro: – Che sogno avete visto circa il re che è nato?
Dissero i Magi: – Abbiamo visto una stella grandissima, che brillava tra queste altre stelle e le oscurava, così che le stelle non si vedevano, e noi per questo abbiamo capito che un re era nato per Israele e siamo venuti ad adorarlo. I Magi se ne andarono […]»
(Protovangelo di Giacomo, Cap XXI)
I Re Magi così rispondono ad Erode.
Come si alimenta la luce donata dalla speranza? Come si porta il rumore dell’oscurità infiammata da bombe al silenzio? E come si annulla la “durezza del cuore” ispessito dal desiderio di potere insano?
Basterebbe che tutti gli Erode declinati al presente riconoscessero il trono al Bambino destinatario del dono d’incenso da Melchiorre, così comprendendo che il miracolo della vita si rinnova nell’umiltà che non significa miseria, ma capacità di portarsi all’ascolto di chiunque abbia bisogno di aiuto, senza chiederlo, e di vedere l’indifferenza per abbatterne le mura e poi porgere la mano all’altro, ampliando la Chiesa con il cortile dei gentili.
Come sarebbe disarmato e disarmante il gesto di aprire le porte di un globale cortile dei giusti in occasione della prossima Giornata mondiale della pace, celebrata il 1° gennaio.
Nell’anno 20-19 a. C, il Re Erode, ristrutturando il tempio di Gerusalemme costruito dopo l’esilio, oltre alle aree riservate ai membri del popolo di Israele, aprì il cortile dei gentili, uno spazio dove non regnava alcuna differenza e tutti potevano entrare.
Nel cortile dei gentili s’incontravano giudei e non giudei, persone che conoscevano la Legge e persone che la ignoravano, circoncisi e incirconcisi, componenti o no del popolo eletto.
Nel rispetto reciproco rabbini e maestri della Legge ascoltavano le domande della gente su Dio, e vi rispondevano senza distinzioni di cultura, lingua o professione religiosa.
Era un luogo dove s’incontravano le diversità.
«Gentile» o «pagano» è la traduzione dell’ebraico goi/goyim presente nell’Antico Testamento.
Se nel 20-19 a. C non c’era “pagano” che rimanesse fuori dal cortile dei gentili, allora perché oggi il diverso è l’antagonista da trattenere oltre reticolati e mura, il più debole è da vincere nel terrore di guerre e lo straniero è una minaccia?
È la luce nel dialogo che abbaglia l’oscurità nell’egoismo