62ª Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni, verso il 21° anniversario della Canonizazione di Sant’Annibale

Locandina 21° Anniversario di Canoniazzazione di Sant'Annibale Maria di Francia

Dal Policlinico “A. Gemelli”, il 19 marzo 2025 Papa Francesco scriveva il Messaggio per la 62ma Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni, celebrata il prossimo 11 maggio.

Franciscus ci descriveva la vocazione come “un dono prezioso che Dio semina nei cuori, una chiamata a uscire da sé stessi per intraprendere un cammino di amore e di servizio”. 

Non importa se la vocazione sia laicale o al ministero ordinato o alla vita consacrata, perché ciascuna persona di buona volontà, seppure laica, rimane “sale, luce e lievito”, quando operi a favore di chiunque abbia bisogno del pane per saziare la fame, di una preghiera per alimentare la speranza, di ascolto per sentire meno la solitudine, di una parola per non avvertire l’indifferenza.

Come non ricordare Padre Annibale! L’autentico anticipatore e zelante maestro della moderna pastorale vocazionale, del quale ricorrono 21 anni dalla Canonizzazione il prossimo 16 maggio.

La vocazione è uno status dell’anima che rende Gesù vivo ogni volta sia trasformata in attività di servizio e dedizione per il bene comune, così dando forma al pellegrinaggio vocazionale che ciascuno può esprimere indossando l’habitus che meglio risponde alla chiamata di Dio.

Orazione

O Dio, speranza degli umili, rifugio dei poveri e

padre degli orfani, che hai voluto scegliere sant’Annibale Maria,

sacerdote, come insigne apostolo della

preghiera per le vocazioni, per sua intercessione,

manda nella tua messe degni operai del Vangelo, e fa’

che mossi dal suo stesso spirito di carità cresciamo

nell’amore verso te e verso il prossimo. Per il nostro

Signore Gesù Cristo.

Quale sarebbe oggi il “quartiere Avignone” per il quale sant’Annibale Maria chiederebbe degni operai del Vangelo? 

Risponderebbe che non c’è fazzoletto di terra o di anima che abbia bisogno di opeari pronti a portare il lievito provvidenziale dall’altare di Dio alle periferie materiali e spirituali.

Risponderebbe che tutta la famiglia umana è partecipe attiva della Chiesa, quella stessa Chiesa in uscita verso il prossimo da incontrare e incoraggiare tra le macerie di guerre ingiustificabili, in prigioni sovraffollate o solitarie per lo smarrimento interiore, tra gli scarti di terre depauperate oppure di fratelli e sorelle emarginate, alieniate da droghe o da videogiochi che insegnano come fare la guerra.

E ancora, risponderebbe che la vocazione non si posta sui social, ma si dona con lo sguardo e si condivide con un gesto di amore consolatorio verso bambini senza famiglie e verso adulti che non conoscono cosa significa essere bambini.

Rispondere alla vocazione significa ascoltare la chiamata di Dio e camminare in sua compagnia. 

di Dominga Carrubba

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