Il 24 gennaio, in occasione della Giornata Internazionale dell’Educazione, il nostro pensiero torna inevitabilmente alle radici della nostra missione. Torna a quel giorno del 1878 in cui Padre Annibale Maria Di Francia varcò le soglie del quartiere Avignone di Messina e si trovò davanti a un’umanità ferita: povertà, solitudine, bambini senza nessuno a cui affidare la propria fragilità. Fu in quell’incontro, semplice e radicale, che nacque un’intuizione destinata a diventare missione: nessun bambino deve sentirsi solo nel mondo.
Da allora, il carisma di Padre Annibale ha continuato a vivere e a crescere, alimentando l’impegno dei Padri Rogazionisti e della nostra Associazione. Le forme della povertà sono cambiate, le ferite sociali hanno assunto volti nuovi, ma la risposta educativa è rimasta la stessa: accogliere, accompagnare, credere nella possibilità di rinascita di ogni ragazzo, anche quando tutto sembra remare contro.
Per questo abbiamo voluto incontrare R.M., una ragazza che da cinque anni vive nella Casa Famiglia Antoniette, e ascoltare direttamente da lei cosa significhi crescere all’interno di una comunità educativa. La sua testimonianza racconta un percorso fatto di fragilità, rinascita e fiducia ritrovata, profondamente intrecciato con la missione del nostro Istituto.
Riportiamo le sue parole:
“Da 5 anni abito e vivo nella Casa Famiglia Antoniette, lontana, anzi lontanissima, da tutti i miei familiari. Inizialmente, come ogni bambina che viene strappata dal proprio nido, ho sofferto molto: non riuscivo ad aprirmi con nessuno, non mi fidavo e avevo molta rabbia dentro di me, una rabbia che ancora oggi porto dentro. Grazie alle persone giuste, sto riuscendo a impiegarla in qualcosa che può aiutare sia me che gli altri. Chi mi circonda e mi guida in questo percorso ricopre un ruolo fondamentale nella mia vita, diventate l’apice della mia piramide per stare bene. Per concludere, e non dilungarmi troppo, voglio che queste parole facciano riflettere chi le legge: è vero che si finisce in comunità per vissuti brutti, ma poi si cresce e questo viaggio si inizia ad apprezzarlo non solo per abitudine. R.M.”
Nel nostro Istituto questa visione prende forma ogni giorno. Accogliamo bambini e adolescenti con storie diverse: giovani che cercano un luogo sicuro per crescere, minori stranieri che affrontano il mondo da soli, ragazzi con disabilità che trovano finalmente uno spazio capace di ascoltarli davvero. Ognuno porta con sé un bagaglio unico, e tutti trovano un ambiente in cui essere riconosciuti per il proprio valore.
L’educazione, per noi, è un cammino condiviso: si costruisce passo dopo passo, rispettando tempi, bisogni e fragilità. È un atto di fiducia nella capacità di ciascuno di rialzarsi e immaginare un futuro possibile. Un lavoro silenzioso, fatto di ascolto e presenza costante.
A rendere tutto questo possibile è una comunità di professionisti che unisce competenza e cuore: educatori, psicologi, assistenti sociali, esperti LIS, logopedisti e psicomotricisti. Insieme restituiscono ai ragazzi ciò che spesso è mancato loro: stabilità, continuità, dignità.
In un mondo che corre veloce, la Giornata Internazionale dell’Educazione ci ricorda che educare significa credere nel valore della persona e scegliere ogni giorno di restare accanto a chi rischia di perdersi. Nel nostro Istituto questa scelta si rinnova quotidianamente: è la nostra storia, la nostra identità, la nostra promessa. Ed è così che continuiamo a generare futuro.